|
Salita il
02/03/89 da
Fulvio Conta,
Francois Damilano,
Giancarlo Grassi
III/5°+/
220m quota:2050m
esposizione:
Ovest-Nord-Ovest
Accesso
generale:
Dalla A5 To-Ao
uscire ad Aymaville
e seguire per
Cogne. Da qui
raggiungere
l’abitato
di Valnontey,
dove ha inizio
l’omonima
valle, e parcheggiare.
Accesso:
Camminare nella
lunga Valnontey
(rispettando
la pista da
fondo rimanendo
nelle apposite
piste pedonali)
fino al ponte
dell’Erfaulet.
Da qui proseguire
a sx del torrente
in un boschetto,
fino a reperire
sulla destra
il primo grande
canalone. Risalire
l’accidentato
pendio morenico
e con faticoso
percorso portarsi
alla base di
due grandi cascate;
quella di sinistra
è Repentance.
1 ora e 45 min.
Introduzione:
Repentance è
costituita da
due parti ben
distinte unite
da un canale
di ghiaccio
o neve a 60°.
La prima parte
è la
più sostenuta
ed elegante;
la seconda,
più facile
(4°), fosse
anche indipendente
sarebbe una
bellissima cascata;
da non dimenticare
la possibilità
di uscire a
destra nell’ultimo
salto, questo
tiro non è
meno facile
dei primi, terminando
così
la salita anche
i più
grandi amanti
dell’endurance
saranno soddisfatti!
Fu aperta nell’89
da un team dalle
indubbie capacità
in una condizione
veramente estrema
per l’epoca;
presentava enormi
cavolfiori strapiombanti
e un enorme
frangia sospesa
in uscita.
Negli ultimi
anni si è
sempre presentata
grande, compatta
e continua,
consentendo
diverse linee
d’attacco;
nella versione
2007 è
ritornata nella
mitica condizione
originale!
La struttura
è costellata
a sinistra e
a destra da
soste a spit
di epoche differenti;
esse consentono
una rapida discesa
in doppia.
DIARIO.
Repentance
super…una
storia di fuoriclasse!
18/2/2007.
E’ venerdì
quando Pietro
il genovese
mi chiama dicendomi
che si è
stufato dell’acqua
di mare e ha
voglia di acqua
gelata; “cavolo”
penso io, in
questo inverno
tropicale per
poco manca anche
l’acqua
da bere e poi
Pietro di certo
non si accontenta
del primo rivolo
ghiacciato accanto
alla macchina….
Accidenti! E
poi ho questa
maledetta mononucleosi
che mi rende
una larva e
che fino ad
ora mi ha permesso
di fare giusto
qualche rampa
gelata....
“Ok Pietro,
andiamo a salire
Repentance!”
e magari già
che ci sono
la passo anche
all’Alpin
IceTour…
Così
alla sera chiamo
uno dei boss
del tour, il
Bonfanti. In
più so
che si deve
allenare per
il Canada, o
meglio deve
allenare la
sua donna, la
quale però,
scoperto che
Repentance si
fa almeno in
sei tiri ed
ha un’ora
e tre quarti
di accesso non
si mostra molto
entusiasta.
E vabbè….vorrà
dire che non
si faranno delle
superfoto da
una cordata
all’altra;
ma vorrà
anche dire che
me la scalerò
sereno, senza
dover pensare
a non tirar
ghiaccio sull’altra
cordata…evviva!
Dovete sapere
che un genovese
che ama la montagna
non si scompone
minimamente
a svegliarsi
presto al mattino
e spararsi minimo
250km per una
cascata; così
Pietro inizia
il lungo avvicinamento
entusiasta e
fresco come
una rosa e chiacchieriamo,
chiacchieriamo……
“Pietro,
ma lo sai che
via facciamo
oggi?”
“Repentance,
ovviamente!”
“Si, ma
Repentance non
è solo
una via, è
un pezzo di
storia del cascatismo…"
Alla fine degl’anni
’80 molte
linee evidentissime
non erano ancora
state affrontate
da questo giovane
sport, e Repentance
sicuramente
rappresentava
uno dei maggiori
problemi delle
Alpi occidentali.
Giancarlo Grassi
era l’uomo
che fino a quel
momento aveva
aperto e scoperto
più cascate,
Fulvio Conta
un fuoriclasse
che non aveva
problemi a scalare
anche 20 metri
senza chiodare;
ma un team così
non era certo
l’unico
a far la corte
a una tale dea,
altri ghiacciatori
di punta quali
Ezio Marlier
e Aldo Cambiolo
erano stati
sotto la struttura,
valutando che
le condizioni
sarebbero certamente
migliorate.
All’epoca
però
c’era
una certa corsa
alla “prima”
e così
Giancarlo e
Fulvio attaccarono
senza attendere.
Il primo assalto
non gli dette
ragione e dopo
un gran gesto
di Fulvio su
cavolfiori all’epoca
improteggibili,
dovettero desistere.
Pur non mancando
i talentuosi
in Val d’Aosta,
Giancarlo reclutò
rinforzi oltr’alpe
e così
l’attacco
decisivo fu
sferrato con
il mitico Francois
Damilano. Non
ebbero comunque
vita facile,
infatti la via
fu vinta a modi
big-wall; salirono
in un giorno
i primi due
tiri e lasciarono
una fissa, il
giorno dopo
risalirono la
fissa, superarono
la tremenda
frangia staccata
e poi uscirono
anche dal secondo
salto fin sui
prati sommitali.
Quale miglior
nome se non
“repulsione”?
E visto che
è più
bella e dura
della sua omonima
Canadese ci
va un super,
“Repentance
Super”!
Fu valutata
il massimo di
allora, 6°+,
e per un po’
restò
una delle cascate
più difficili
mai salite.
Negli anni avvenire,
si formò
spesso meglio;
addirittura
negli ultimi
tempi, aumentando
notevolmente
il numero dei
ghiacciatori
in grado di
salirla, il
suo grado precipitò
vertiginosamente.
Ricordo un anno
in cui l’avevo
salita a fine
Marzo, e ti
giuro Pietro,
l’avevano
forata in talmente
tante cordate
ed era talmente
grassa che mi
sembrò
un quarto!
Comunque non
dobbiamo cantar
vittoria, mi
hanno detto
che quest’anno
è particolare
e assomiglia
alla versione
originale.”
Arrivati alla
base mi accorgo
che fa veramente
paura, con un
immenso frangione
sospeso che
non si lascia
comprendere.
Fortunatamente
il ghiaccio
è morbidissimo,
e quello che
con un'altra
consistenza
sarebbe pericoloso
oggi e scorrevole
e divertente.
E il frangione?
Quello che da
lontano sembra
impossibile
da vicino cambia
sempre!
Poco prima di
uscirci moschettono
un vecchio chiodo
da roccia e
penso ai tre
mitici apritori,
poi, riposando
a camino con
la schiena su
roccia, i piedi
sulla frangia
e la faccia
a valle guardo
giù,
dove c’è
“Di fronte
al tradimento”
e penso al mio
amico Ezio con
cui quest’anno
non ho ancora
scalato.
Finite le doppie
Pietro è
raggiante, non
ha ancora compreso
che una volta
scesi da Repentance
il mito ormai
è consumato!
Adriano Trombetta
|
|